Quando ero piccino gli autobus erano verdi. Salendo a bordo si veniva accolti da una foresta di suoni incomprensibili quali “Brisa” “Dimondi” “Andeva” ”Medegh” … socchiudendo gli occhi ci si poteva perdere nell’afrore dell’essenza allora più in voga, un misto di tortellini e mortadella trasformato in “par-fum par-lo’ e par-lazdoura”. Allo stesso tempo era anche un po’ come frequentare una scuola di dialetto bolognese, quella che le varie riforme scolastiche hanno sempre osteggiato con pervicacia.
Oggi gli autobus sono di color arancione, hanno un monitor perennemente nero con il sistema operativo che cerca stoicamente di riavviarsi e accolgono il bolognese temerario con fonemi ormai divenuti familiari quali “Szeb!” “Allah akbar!” e “Zhang Wenjing!”. In questa babele di obliteranti, permane imperterrita la signora Criticona: occhi azzurri, con un’età indefinibile tra gli 80 e i 130 anni, cliente abituale del bus numero 13, amante di tutti i mezzi di trasporto pubblici pieni di pendolari che devono per forza prendere quella vettura per andare a lavorare o arriveranno in ritardo. Non chiedetevi perché una signora presumibilmente pensionata prenda proprio quell’autobus, pieno all’inverosimile, e non quello successivo, completamente vuoto. Sappiate però che dovrete cederle il posto se volete evitare una filippica su “i giovani d’oggi che non hanno più rispetto per nulla”, indipendentemente dalla vostra età. Uno dei numeri più richiesti a questa signora è “lamentarsi del sindaco”. Recentemente la città ha visto l’avvento di un sindaco non di sinistra, il simpatico Guazzaloca, sul cui buffo cognome troppo inchiostro è già stato versato. La non riconferma di questo sindaco ha costituito motivo di totale gioia e rigenerazione per la signora Criticona. Ogni mattina, stile Terminator, inquadra un incauto sprovveduto e lo abborda con un dialogo più o meno di questo tenore
“Lo sa? Lo sa?” – butta l’amo la Criticona
“Come scusi?” – dice il lavoratore, svegliandosi dal suo sonno in piedi, stile cavallo
“Lo sa, dico?” – incalza lei come un martello pneumatico
“Cosa,scusi?” – con raffinata educazione, il lavorator ribatte
“Qui una volta…c’era uno di quei clubs del Guazzaloca!” propone lei maliziosa
“Ah,sì?” – con finto interesse il malcapitato
“Eh! Sì…sa? E c’era anche un cartello,sa?! Con scritto “La mia Bologna”. Se lo ricorda?” – fa lei complice
“Mi pare di ricordare..” sorridendo il lavoratore, spaventato perché non capisce dove il tutto andrà a parare
“E lo sa perché adesso non c’e’ più quel cartello?” fa lei pregustando…
Momento di silenzio. Tutti i frequentatori abituali del bus (che sanno in anticipo la risposta) si girano all’unisono per gustarsi la scena. Il malcapitato cerca aiuto con le sopracciglia tra quelli che lo circondano, catapultato in un istante in un incubo stile interrogazione di matematica al liceo. Gli astanti non possono certo suggerire, temendo ritorsioni della Criticona su se stessi e sulle successive 6 generazioni di prole a venire. Il malcapitato, sudante e confuso, non può che sussurrare un flebile “No,come mai?”, con un sorriso da circostanza.
La Criticona, raggiante in volto, urlicchiando le parole accompagnate da un magistrale e poderoso gesto dell’ombrello, esclama “Perché non è più la suaaaaaaaa!!!!!”, facendo roteare gli occhi in senso antiorario. Soddisfatta dell’esibizione, si volta fulminea individuando una donna incinta cui chiede fermamente di cedere il posto, perché “Ho una certa età,sa?”. L’autobus continua così il suo viaggio, pieno di sogni, speranze e odori mai uditi
VERSIONE E' TUTTA INTORNO A TE: si pubblica un frammento di un libro cui nessun editore ha voluto dare fiducia.





