mercoledì, 30 agosto 2006
L'ha presa la bastiglia, fa l'austero ostetrico austriaco rivoluzionario al monco monarca mogio per i moti non propriamente intestinali. Ancora no, ma è questione di minuti, fa quello col faccino pesantamente pensante alla fine dei privilegi, della servitù a cui chiedere "servi tu?", dei minuetti più o meno lascivi, dei capezzoli di Venere (e la parola capezzoli serve solo ad aumentare la tiratura, nel duplice senso). E' questione di tempo e tutto il potere temporale apparterrà al popolo, che rimpolpato ne farà scellerato scempio venendolo per accapparrrsi masserizie. La  storia è palestra di vita, come dicono gli energumeni intellettuali gonfiati di sapienza ingurgitata a steroidi.  Tra questi non sembra comunque rientrare il nostro caro amico epistolone, che latra:  "Buonasera, Dott. Pepi. Giochiamo al dottore? Lei mi diagnostica una male incurabile e io piango sconsolato. No,scherzo, sono un burlone ma afflitto da un problema molto Serio, come il fiume di cui lei parlò, che ieri t'illuse, che oggi m'illude, minchione.  Scusi ancora l'argutezza, sono la gioia della mia tata, cui suggo ancora il succoso capezzolo (ha visto? aumentata la tiratura, nel duplice senso) ma con maggiore consapevolezza di un neonato. Mi chiamo San e vivo a Polinerchia, un paesino che sta proprio nell'ascol..ano.  La mia domanda è piuttosto semplice. Quando devo festeggiare il mio onomastico? Perchè io lo festeggio praticamente tutti i giorni, quando è San Giuseppe o San Michele o San Castoro ed in pratica è come se non lo festeggiassi mai"

Deniel San, citando Karate Kid! Comincia a pungermi zanzara che tutti gli imbecilli del pianeta abbiano fatto Nazione e si dilettino nell'inviarmi quesiti. Di buona Lena (e questo fiume andate a prendervelo in Russia) provo a rispondere al tuo quesito. Il monocruico, come viene chiamato l'onomastico dai dizionari dei cellulari Nokia, è una festa molto sentita al Sud, mentre al Nord i milanesi modello ci abbiamo mica tempo da perdere con l'onomastico e non l'onomastico mica lo festeggiano. Quindi recati al Nord e non rompere le balle, starai pensando. Invece no. La mia risposta è molto più strutturata. Recati al Nord e non MI rompere le balle. Scherzo, naturalmente. L'unica soluzione è recarti all'anagrafe e, con bella grafia, mutare il tuo nome, per esempio in San Palafredo Brachiosauro Epistemiologo. Fatto questo lega un masso di discrete dimensioni al tuo collo e rinfrescalo in un qualunque corso d'acqua ti sia adiacente. In questo modo almeno il  giorno del tuo decesso non coinciderà con il tuo onomastico, bensì con una nuova festa nazionale, giorno novello di lietezza per  i giovani che staranno  a casa da scuola e ben pasciuti verranno a leggere questo caro diario, aumentando così la tiratura, in senso univoco questa volta.
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lunedì, 28 agosto 2006
Una volta feste su feste, al grido di cui sopra. Oggi i novelli bimbini Snai ti direbbero "Uh? Schedina? Uh? Totocalcio?". La Sisal, si sa, e il Totip, da un tot, sono stati sostituiti dal Superènalocco e dal Gratta e Tingi, molto in voga tra gli imbianchini col conto in rosso. Maggiori le vincite, maggiori le vanesperanze di vanagloria, maggiori le puntate, come in una telanovella brasiliana di quelle interminabili e dai colori sbiaditi, dove tutti si abbracciano. Neanche a farlo apposta ci scrive Aspettativio, un giovane impiegato di 51 anni delle Poste Italiane che, con impeccabile affrancatura, ci recapita "Gentile Pepi, ha visto che impeccabile affrancatura? Egli che sarei io ha un posto alle Poste, difatti. Nei fatti sono in rovina. Dall'età di 6 anni mi secco in quanto giuoco questo terno secco al lotto: l'otto, il sedici e il novantaquattro. Non ho mai vinto e ho sempre raddoppiato indefesso la posta, motivo per cui sono stato assunto alle Poste, per un disguido nella lettura del mio curriculum da parte dell'esimio Responsabile della selezione del personale. In questo modo ho fatto assumere anche la mia ragazza che quindi risulta essere una raccomandata, in un tripudio semioliogico tale da darci di gomito.Ho gli usurai a cena tutte le sere e la mia vita non conosce più nulla se non patimenti. La domanda che ti faccio è: ogni promessa è debito? Se prometto di non scocciarti mai più sarò in debito anche con te?"

Gaudioso Aspettativio, quante domande in una volta sola! Da un punto di vista contabile è debito solamente una promessa di versamento, tipo quelle che si fanno nelle gare di solidarietà, un bell'applauso per il raggiungimento di quota 400.000 € da devolvere all'associazione "100 ore per la villa" (di Giletti). Le promesse da marinaio viceversa vanno a credito, nel senso che se ti danno credito evvedi che la porti a letto, e la collezione di farfalle la prossima volta. Rimangono le promesse spose, che vanno iscritte nelle immobilizzazioni materiali dopo aver defalcato la quota di ammortamento; le promesse spose immobilizzate a un tasso di ammortamento del 3% possono essere spesate (e non sposate!) in 33 esercizi, motivo per cui un buon fiscalista sappiamo che le gonfia, rendendole meno desiderabili; se mi hai trovato ferrato sull'argomento ricorda pur sempre che a caval ferrato non si guarda in bocca e che nella vita svolgo a tempo perso il lavoro di analista di bilancio. E' incredibile, dopo 13 puntate ho detto qualcosa che mi riguarda! Per fortuna che non ho anche aggiunto che il mio indirizzo email è pepi75@email.it
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sabato, 26 agosto 2006
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò in Galilea, al ristorante "Prendete e mangiatene tutti", ove era usanza dei farisei far i sei ravioli tradizionalmente ripieni di pane azimut. "Tu lo dici" disse Pietro a Giuda, che asseriva fermamente che avrebbero accettato i buoni pasto dei padri e dei figli dei padri a copertura delle consumazioni obbligatorie. Ma lasciamo i nostri matti matti amici apostoli alle loro scorribande e torniamo al nostro pane e al quotidiano. Terremoto mediatico in Friuli, ove l'incessante pioggia ha appunto cessato di cadere avanzieri, lasciando a bocca asciutta gli incauti che camminavano con le fauci rivolte verso l'alto. Da Udine mi scrive Giulia Venezia, una punk anarcoide di 18 anni, che  sbraita i seguenti vituperi "A morte Pepi e tutti i filatelici! Al rogo le streghe e le streghe (intese le seconde come prodotti da forno)! Ti faccio una sola domanda: credi in Dio?"

Carissima Giulia Venezia, la tua prematura  premessa non prometteva  una domanda così a tema col tema del giorno. "Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi", come dicono le gang di santi permalosi. Sarò quindi Serio come il fiume e ti risponderò subitaneo. Credo in quel che vedo. Inopinatamente miope come sono, potresti dire che non credo in nulla. Credo invece in Santana, il re delle tenebre, che invecchiando suona sempre le stesse canzoni, ma d'altronde le note sono solo sette. Credo in Ronnie James Dio, la più bassa rockstar che si possa gustare nel New Hampshire. Credo in Madonna, con le sue provocazioni asettiche, ascetiche e scettiche, a seconda del moralista di turno. Non credo fermamente in te.. Sei solo un personaggio frutto della mia fantasia bacata, creato solamente per vincere quel senso di vuoto che provo ogni qualvolta apro la casella della mail di questo caro diario e constato amichevolmente che nessun vero giovane mi ha scritto per confidarsi. No,no,non sto piangendo. Mi fanno solo male gli occhi.
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mercoledì, 23 agosto 2006
Al trentatreesimo del primo tempo, mentre fruidificava sulle fasce raterali, è stato espulso Pepi, lasciando la  squadra in 10, tra le proteste delle teste rasate, che lo volevano addirittura radiato dall'album delle figurine. Il mondo del calcio è in subbuteo per le notizie provenienti dalla Procura di Altamura, che intercettarono Pepi mentre proferiva profeticamente le seguenti parole "Vorrei ordinare due pizze. Una margherita e una quattro stagioni. ". Chi c'era dall'altro capo del telefono? Un pazzo pizzaiolo o il capo dei disegnatori degli albatros? La stampa furibonda inonda i midia dicendo che chi ha sbagliato deve pagare e in Italia chi ruba una mela vada in galera. Pur avvisato di garanzia, il povero fesso continua indefesso a paciugare sulla rubrica, che per l'occasione diventa lubrica, vista la missiva pervenuta da Procace, una inquieta casalingua dai seni Dolomiti di Casalgrasso, provincia di Cuneo "Scultoreo Pepi, sono affascinata dai tuoi modi gentili e dalle tue mani affusolate, ma sono fedele a mio marito e ai miei amanti e non posso essere tua, a meno che tu lo voglia, nel caso parliamone. Ho un grosso problema. Dall'età di 16 anni ricevo attenzioni peniche da parte di tutti i giovani del circondario e della casa circondariale, che ricambio tra l'altro di buon buzzo. Ciononostante il rapporto fisico mi inappaga... mi spiego meglio... il cedolino  del piacere non viene  recapitato il 27 di ogni mese nè di ognissanti. Devo essere più esplicita? Arrossisco al sol pensiero, ma sarò sfrontata... come faccio a raggiungere l'orgasmo? "

Cara Procace, la tua ardente domanda risveglia in me i ricordi della prima volta che feci le feci. Subito dopo mi sovviene della prima volta che feci l'amore. Era tutto perfetto, la ragazza era quella giusta, il luogo era romantico, le candele illuminavano fiocamente il portacandele, la mite brezza scompigliava i pizzetti, una musica langiuida in sottofondo colonizzava sonoramente il tutto... mancavo solo io. Da allora un susseguirsi di tentativi inani (e i maliziosi non pensino in ani), in quanto il corpo femminile è complicatissimo per quanto meraviglioso e gli scienziati non ne sono ancora venuti a capo, tendendo sempre a fermarsi un po' più in basso. Raggiungere l'orgasmo è molto semplice. E' sufficiente che consulti viamichelin.com e inserisci come destinazione di arrivo via Orgasmo, località Orgasmo. Il navigatore ti propone due località, io ho scelto Buttigliera D'Asti, che mi sembra più vicina a casa tua. Per raggiungere l'orgasmo sono circa 109 chilometri e devi cambiare diverse statali, guarda poi la guida dettagliata sul sito e attenta ai lavori sulla A 21 Torino-Piacenza-Brescia. Quando arrivi lì chiedi.
 
Tangenzialmente tuo, mi firmo al secolo Pepi
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lunedì, 21 agosto 2006
Posso annegare. Non le ragazze, il Pepi medesimo. In questo mare salace caratterizzato dal controesodo dei vacanzieri erranti, mendici di un Fattoria nella più vicina stazione disservizio. Un torrente di gente, confluita dapprima  verso i laghi, cade in cascata verso i centri rendendoli nuovamente abitati, portando seco un eco di noia e paranoia, dalla più vicina stazione ferroviaria balneare. E' chiaro, più di un tuorlo d'uovo, che l'albume contentente le foto digitali delle vacanze sta per schiudersi anche quest'anno, tra chiaroscuri e ricordi sfuocati. Anche voi, da fanciulli, avevate uno di quei proiettori di diapositive che tendevano a prendere fuoco accartocciandosi su sè stesse? Ecco, pensate quanto me ne frega. Non di questo vogliamo dar novella,oggi. L'usuale e ormai ahimè usurata rubrica  vede oggi protagonista non agonizzante il cogente Congerio, il cui blog trovate all'indirizzo http://sembrafacilefareuncaffe.splinder.com, e che ci desta con la seguente richiesta "Caro Pepi... Cosa faresti se ti domando se è uguale chiedere per dovere o rispondere per cortesia. Mi risponderai?"

Caro Congerio, questo caro diaro come puoi ben vedere è aperto a tutti, e se ti assenti per qualche giorno basta che fai vedere il timbro sulla mano e puoi rientrare. Per un certo verso tergiverso, spiazzato come portiere dilettante alle prime amichevoli dalla tua dilettosa richiesta di chiarimenti. Parimenti la risposta è molto cortese. Sono fermamente convinto che chiedere per dovere e rispondere per cortesia siano due facce dello stesso medaglione di pollo. La società potrebbe difatti svilupparsi nel più totale silenzio e nessuno ne parlerebbe. Viceversa gli usi e i costumi da mare hanno dato luogo al concetto di conversazione stucchevole. Lungi dall'intonar di intonaci, intendo proprio conversazioni che versano nella più totale indigenza di contenuti. "Come stai?" chiederà quegli. "Bene e tu?" novello automa l'altro. "Bene e tu?" fa quegli di rimando qual carta carbone. Il Pil risulta accresciuto da questo scambio di battute? In prima battuta  no, ma l'imbarazzo viene vinto e si riparte a razzo verso la socializzazione più sfrenata. E si dirà all'altro amico ancora "Allora gli ho detto! Come stai? Lui fa bene e tu? Io allora gli dico bene e tu?" e l'altro, affascinato da tal affabulatore,con gli occhi sognanti ad ascoltare e a rivivere il momento. Quarti d'ora su quarti d'ora trascorrono in questo modo e divengono mezzore. A questo ceppo primigenio di domande possono essere ricondotte tutte le successive domande generate, da che tempo fa a come stanno i tuoi cari, e tutte le risposte conseguenti da perchè, non puoi guardare fuori dalla finestra tu o sono deceduti all'unisono. Se domandare è dunque doveroso rispondere deve viceversa essere un piacere, e ricorda quindi di utilizzare le adeguate protezioni del caso.

Responsabilmente tuo, quel tal Pepi
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giovedì, 17 agosto 2006

L'inflazione colpisce solo le spese per le spose, in conclusione (per quanto siamo appena all'inizio dell'odierno soliloquio). Un paniere Istat, oggi, dal fornaio Istat, costa ben 5 euro laddove 5 mila lire costava nel non troppo lontano giorno che fu pocanzi. E' un schifo, dice la massaia all'avventore. E' un furto, dice il poliziotto al ladro. Non ci si capisce più nulla, dice il puerpero studiando matematica, soprattutto i logaritmi. E' il mercato a imporre i prezzi al mercato, in una nuova fenomenologia di conflitto di interesse che sembra non interessare ai più; men che meno interessa ai meno, classi privilegiate prive di classe ma ricche di privilegi. Mi contatta con protervia Lascivio, un giovane ventenne che scrive da Arzachena, Sassari, Costa Smeralda "Ciao subalterno! Tu lì a scrivere su un modesto blocco note (scommetto che non ci hai neanche Word) io qui con gli amici del Giangi a bermi una cosa nella baita che abbiamo fatto costruire sugli scogli. La servitù, utilizzando lance acuminate, ha procacciato per la nottata alcune ragazze da deflorare, ma non ci abbiamo neanche voglia, pensa, anche perchè i nostri papi ci hanno appena dato le chiavi dei macchinoni e pensavamo di andare a provarli in autostrada in contromano, per vedere che fine fanno le macchine di quelli che ci si accartocciano contro. Volevamo chiederti questo. Perchè tra un'avventura mozzafiato, una cena artisticamente costosa e coiti selvaggi e ininterrotti ci sono diversi minuti in cui ci annoiamo? Ci sembra un'ingiustizia senza pari"

Caro Lascivio, hai colpito il bersaglio, neanche fossi un bersagliere. Seguimi, ma non troppo da vicino. Il surplus di cui godi rende dovuto ogni piacere e toglie ogni dovere alla tua piacevole vita. Dove non arrivano le dovizie del papi...ivi ti punge la noia,ape operaia che di fiore in fiore fa sfiorire il sorriso beato dei beoni come te. La noia non si vince col Gatorade, nè col Powerade, come pensi tu, dispendiosamente  penando in eterne riunioni assembleari con i tuoi amici alle Baleari. La noia è una condizione esistenziale e come tale va essenzialmente vissuta, va sfrontatamente affrontata, va d'alemianamente ribaltata, va furtivamente sfruttata... e per questo sfruttamento non verrai nuovamente processato, perchè non si tratta di prostituzione, come l'altra volta. Sensibile come sono ai problemi dei giovani come te, mi sento comunque in ultima istanza di suggerirti, scrivendo da questa stanza, un'affascinante alternativa: vendi la noia al tuo papi che tanto ci ha i soldi e stai sicuro che te la compra.

Proletariamente tuo, Pepi

postato da: DilloaPepi alle ore 17:45 | Permalink | commenti (11)
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lunedì, 14 agosto 2006

Silenziosamente una selva di peti in onore al Ferragosto, moglie mia questi è il prevosto. Immersi in quest'atmosfera inquinata commentiamo da un lato la comparsa del sole sul bel paese, dall'altro la scomparsa del bel paese, motivo per cui festa a metà. Ma chi si contenta è a metà dell'opra, quindi rimbocchiamoci le mani e, novelli manichei quali non siamo, disconosciamo il seme della follia che piante gravide di fòllie caduche a Settembre recano. Ci scrive (dico ci, invece di mi. Se avessi detto mi, invece di ci, avrei detto mici) Tempestivo, un giovane tuttofare di 47 anni di Gravellona Toce, in provincia di Verbania che testualmente attesta "Caro Pepi, leggo sempre non la tua rubrica di posta, ma un'altra. Siccome però ho sbagliato indirizzo probabilmente questo quesito arriverà a te, anche se volevo scrivere all'altra rubrica, che trovo più completa, esauriente, esaudiente e divertente, tutte doti che nemmeno campassi centanni tu potresti accampare. La domanda è molto semplice: sei tra i fortunati che lavorano anche il 14 Agosto?"

Caro Tuttofare, innanzitutto grazie per aver sbagliato indirizzo, perchè sbagliare è umano, ma perseverare è daltonico ed è meglio quindi che non si metta alla guida di autoveicolo alcuno. Ebbene sì, stamane stava male starsene a dormire. Decido in maniera reciproca di raggiungere l'edificio finanziario che frequento di tanto in tanto per erogare moneta corrente anche a chi non detiene un conto corrente. Superato l'imbarazzo di sentirmi un pochino a Pechino, dato il movimento cinetico dei cinesi che unici affollano le strade, eccomi seduto alla scrivania a pensare ai vacanzieri, al concetto di esodo pasquale per cui morirono molti e molto altri soffersero; meditabondo mi chiedo anche quale il motivo di tenere l'azienda aperta in un giorno di quasi festa, e dico quasi. Arrivo alla giocoforzata conclusione che il sistema non ha sistematicamente capito nulla delle esigenze dei veri giovani, del fatto che ogni giorno vissuto potrebbe essere l'ultimo e andrebbe trascorso amando e baloccando festosi sui balconi, nè intravede la purità di camminare a piedi nudi sui prati laddove i cani non abbiano astutamente predisposto campi di mine antiuomo. Viceversa ritiene produttivo fare appassire le sue risorse umane in un loculo senza aria, senza divertimenti, senza essenze, rendendole meno umane e più risorse di quanto si possa umanamente immaginare. Scelta quantomeno discutibile quella di sistema. Adesso magari attendiamo la sua irata risposta, perchè forse stavolta l'ho detta grossa.

Intrepidamente tuo, Pepi

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sabato, 12 agosto 2006

Aprile, dolce porcile, d'ogni goccia un barile. Affacciamoci baldanzosamente danzando ai davanzali, per ammirare questo autunno di fuliggine che in anticipo scapicolla dai camini...i vacanzieri, dapprima nelle località di villeggiature, ora sotto le tettoie delle località di villeggiature a masticare amaro e a bere chewing-gum. Noi rimasti nelle grandi città a goderci gli allah akbar padroni incrostati e incontrastati del regno (e, in alcune falegnamerie, del legno). Ma bando alle chiacchiere e chiacchieriamo un po'. Mi scrive Vituperio da Legnago, anni 36, canzonando "Caro Pepi, leggo sempre la tua rubrica ma ivi trovo solo un sacco di numeri di telefono. Il quesito che ti pongo viceversa è stupendo, mi stupisco infattiche io l'abbia formulato e conseguentemente mi abbraccio e i miei amici con me. Cosa devo fare per conquistare una ragazza? Rispondimi, altrimenti Vituperio".

Caro Vituperio, conquistare una ragazza è veramente semplice. Taluni ti diranno di essere te stesso, talaltri di diranno di essere taluno, tu stesso potresti risolvere i tuoi problemi senza venire a scocciare me e inventarti mastro Geppetto del legno che sei, ma eccomi che, una volta scocciato neanche fossi un pacco da imballare, allora ti rispondo. Tre semplici passi coreografati devi eseguire: accerchiala astutamente da sud-sud est, legala con filo spinato dopo averla attirata in una spianata dopodichè mettile una bandierina in testa, così tutti sapranno che l'hai conquistata. Ma Vituperio! Che domande mi fai! Non si può conquistare una ragazza, in quanto ella è talmente matura e consapevole e di stesse in quanto persona e di se stessa in quanto corpo che è solo di sè medesima e, se anche si giacesse con te, manterrebbe la sua individualità inalienabile e la sua aliena misteriosità femminea. Nella vita il  fortunato, potrà solo vivere della luce riflessa di una donna per qualche breve istante. Tu che sei sfortunato (lo si vede scrutando nel fondo del toner della mia stampante a getto di inchiostro) non pensare giammai e giappoimai di conquistare individualmente un indivìdua. Ti consiglio viceversa una collina.

Utopisticamente tuo, quel Pepi 

postato da: DilloaPepi alle ore 13:29 | Permalink | commenti (8)
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giovedì, 10 agosto 2006

Con sta pioggia e con sto vento, qual buon vento? Perturbazioni nettumbrine funestano il bel paese. Tuoni e fulmini saettano sulle teste di ignari in cerca di rifugio, il più delle volte emotivo ma alle volte fatto anche di travi e di cenci. Non siate precipitosi, quando si tratta di precipitazioni. Ma non siamo certo chiusi in un ascensore, che dobbiamo parlare imbarazzati solamente del tempo. Estraiamo una lettera dal cesto di frutta e vediamo cosa abbiamo pescato. Una pesca? Direte voi! No, mi scrive viceversa Arrivista, una giovane donna lider in teier (leggesi teier) con le seguenti parole "Ti scrivo con le seguenti parole e senza prole, poichè sono una donna in carriera. Premessa indispensabile, affinchè tu mi distingua da una di quelle patetiche donne in corriera, di cui si legge sui giornali. La mia giornata inizia  alle 3 del mattino e vado in palestra. Trovo chiuso, e freneticamente vado a fare un massaggio e secondo poi dal parrucchiere, manicure, pelicure. Trovo chiuso anche lì. Alle 6 del mattino, quando voi ancora dormite, vado a fare la spesa (solo roba macrobiotica e macrobionica). Trovo ancora chiuso, ma credi che mi scoraggi? Tutt'altro. Una veloce donna quale sono io fa una veloce doccia e poi  al lavoro, ove tempestiva litigo, riuniono, propongo sinergie, mi confronto con i problemi della quotidianità e del budget da realizzare, sacramento sul core business e sull'assenza di sinergie strategiche e poi riparto di slancio verso la palestra, per gluteizzare gli addominali. E' importanza, sentirsi bene con la propria panza. Non ti sto a tediare ulteriormente con la mia interessantissima giornata, ma quel che volevo chiederti è: la sera torno a casa intorno alle 2 e vorrei prepararmi un pasto veloce, fresco e simpatico. Cosa mi consigli?"

Cara Arrivista, il tuo problema è comune a mollti giovani in carriera, che provano tedio nel dover vivere alcuni aspetti dell'esistenza che li accomunino alla plebaglia comune e senza stimoli di arrivare.. Mangiare è uno di questi fastidi, soprattutto se pensiamo che ad esso segue il plebeo e fastidioso defecare. Per questo motivo ti consiglio una ricetta pugliese fresca e veloce, che mi sento di suggerire: ciabatta con crema per il viso. Recati dal pantofolaio più vicino... cospargi successivamente di abbondante crema per il viso una ciabatta preventivamente acquistata da egli, di misura possibilmente 38. Ciò fatto riponila sul cuscino di fianco al tuo viso. Se la tua notte sarà caratterizzata da sonno agitato potrai piluccare un po' dell'essenze nutritive della crema in quanto girerei il viso nella direzione del pasto ma allo stesso tempo verrai infastidita dalla ciabatta, che ti impedirà di ingozzartene. Se dormirai un sonno tranquillo viceversa non assaggerai neppure  il cibo predetto e il tuo fisico ne risentirà in asciuttezza e siccità. E dopo aver dormito 35/40 minuti sarai subito pronta e fresca per uscire a romperci i coglioni.

Culinariamente tuo, Pepi

postato da: DilloaPepi alle ore 18:42 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 09 agosto 2006

Lo sapevo. Non sarebbe potuta durare, o non sarebbe potuto duraro. Questo clima di idillio, questo clima di abbracci e sbaciucchi che ieri ci illuse, che oggi t'illude, lettore. Con avvenire radioso estraggo dal pacco di lettere quotidiana la missiva da rendere edita oggi e chi mi scrive? Mi scrive un feldmaresciallo di Klagenfurt, in proviincia dell'Austria. Le sue parole sono dure e inequivocabili, come il nome con cui si firma, ovvero Sentenzio. Ecco il coinvogente testo che ci sconvolse "Nemico Pepi, ti odio in maniera marziale e osteggio i vessilli del tuo reggimento. Noi qui a marciare con unici amici questi gavettoni di brodo e tu lassù a deridere il mondo, con unici amici milioni di mici. Ma non bastasse! Attendiamo tutte le sere con trepidante indifferenza la tua rubrica per leggere i tuoi traccianti consigli che illuminano a giorno  il sentiero di guerra e cosa scopriamo! Non solo che non parli mai di noi, feldmarescialli austriaci quali siamo, ma addirttura privilegi le lettere degli orribili vips. Il simpatico commilitone qui Klaus Vandefrankfurterschlossenbraghen ti definisce la Silvana Giacobini del caro diario. Dopodichè ridiamo di te ed esplodiamo bossoli. Il quesito che ti poniamo è il seguente: non è il momento di metterti in marcia, mela marcia che saresti tu?"

Caro feldmaresciallo Sentenzio, questa rubrica è appena agli albori. E' una rubrica pulcino, ma crescerà e diventerà gallo e gallina a seconda del tempo e della meteorologia. La tua domanda la colgo al volo e la rigiro come una frittata in un calzino rigirato e ti dico  : la mia  marcia è appunto appena appagantemente iniziata... i giovani stanno accorrendo a fronte e faranno trincea insieme a me contro tutti i disfattisti e i criticoni pronti solo a buttar fragole nei campi di granpepi, quale sei tu. Ben vengano le critiche, purchè siano con strutto, come in quella barzellette nota nelle cucine austroungariche. Sappi comuqnue che le persone che hanno in precedenza trovato spazio erano vips tanto quanto lo siamo io e te,feldmaresciallo. Siamo persone veramente importanti. E allora abbracciamoci e suggelliamo questa rinnovata intesa Italia - Austra, che non si vedeva tale dalle intese di Varsavia di cui scrissero i libri di storia che però non studiammo perchè preferimmo andar fuori a giocare al sole aperto, con il pallone di stracci.

Pacificamente tuo, Pepi 

postato da: DilloaPepi alle ore 19:05 | Permalink | commenti (5)
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